Sinan Guzdevic

Con il grande poeta, filologo e traduttore serbo Sinan Guzdevic si chiude domenica 18 ottobre la quinta edizione della “Festa della Letteratura e delle Arti” di Asuni.
Come l’apertura di venerdì 16 che ha omaggiato il compianto poeta bosniaco Izet Sarajlic, anche la giornata conclusiva di questa quinta edizione della “Festa della Letteratura e delle Arti” di Asuni si consumerà nel segno della poesia proveniente da quella martoriata area di conflitti, etnie e contraddizioni che è la ex-Jugoslavia, con l’arrivo sul palco del grande poeta, filologo e traduttore serbo Sinan Guzdevic.
Viaggiatore instancabile, sempre in giro fra Europa e Sud-America, curioso indagatore di culture altre, filologo e traduttore in serbo-croato di poesia classica greca, latina, italiana e tedesca, Guzdevic è poeta dotato di sottilissima ironia, autore di epigrammi in cui traspare tutta la sua cultura enciclopedica, mai ostentata ma costantemente messa al servizio di una molteplicità di temi e di percorsi emotivi.
Il programma della terza e ultima giornata della “Festa” proseguirà sempre nella splendida cornice delle lollas, il tradizionale cortile delle case asunesi (oppure in caso di maltempo nella Sala Consiliare del Comune di Asuni) – con una rivelazione della scrittura migrante come Elvira Mujcic, giovane scrittrice bosniaca, autrice di due libri che narrano il viaggio, fisico e psicologico verso ltalia dopo l’immane eccidio di Srebrenica e i rancori sopiti e le follie di un popolo inebetito nel l’atmosfera irreale del dopoguerra bosniaco.
Nel pomeriggio ultima tranche anche per le due intriganti rubriche quotidiane, che hanno attirato molto l’attenzione del pubblico asunese. La prima “Café del Sur” (Memorias de tango) con Dimitri Papanikas, esperimento di radio dal vivo, sulla scia dell’omonimo programma attivo sulle frequenze di RTVE (Radio Nacional de España) e RNA (Radio Nacional Argentina), con aneddoti di vita vissuta, memorie di vecchi emigrati, milongueros, desaparecidos e sopravvissuti alla dittatura.
La seconda “Il percorso evolutivo del gusto” con Giovanni Fancello, giornalista, scrittore e cuoco, appassionato investigatore che studia, ricerca e ricostruisce la storia degli alimenti e delle pietanze e che ogni sera offrirà assaggi suddivisi per tipologia gustativa e origine storica e che chiuderà questo suo viaggio gastronomico nel segno del “dulcis in fundo”.
In serata il testimone passerà alle note prima con l’ironico e folle contrabbasso itinerante di Luigi Mosso e poi con la jam-session finale affidata al theremin di Vincenzo Vasi (strumento davvero inusuale, sorta di oscilloscopio sonoro, di cui Vasi è uno dei virtuosi a livello europeo), che guiderà i musicisti presenti alla “Festa” in un percorso sonoro che spazia trasversalmente dalla sperimentazione elettronica al pop d’autore, sempre con grande creatività interpretativa.
Ultima occasione anche per godersi i progetti originali, commissionati dal festival e coordinati da Sonia Borsato, concentrati sul tema del villaggio globale e dell’emigrazione.
Dalla provocante proposta del collettivo Az.Namusn.Art che con “Wanted” ha trasformato Asuni in un virtuale Centro di Permanenza Temporanea alla geniale visionarietà di Fabiola Ledda che con il video Vermisst ha testimianto la speranza che spinge a sfidare il mare incontrando disagi impossibili da raccontare, dalla magica mostra fotografica di Salvatore Ligios dedicata ai “Figli del 25 aprile”, multiforme identikit culturale sull’identità dei nuovi italiani o, per finire, il particolare universo femminile delle fascinose installazioni fatte di tela e stoffa, di filo e memoria dell’artista sassarese Pietruccia Bassu.
