Arti Visive

Discutere sulla migrazione – in qualunque senso questo movimento si consumi, comprendendo dunque sia le partenze che gli arrivi – richiama alla mente immagini “vecchie” che coltiviamo in una sorta di immotivato amarcord.
I grandi, lenti e dolorosi spostamenti fanno parte di un passato ancora molto vicino, è vero, e con cui è giusto fare i conti, ma che ci impedisce di vedere, e comprendere, e accettare movimenti sotterranei contemporanei, altrettanto dolorosi, ma più articolati e complessi. Ci stiamo smembrando in pezzi molto più piccoli di quanto riusciamo a vedere e molto più velocemente di quanto avessimo pensato. Diversi tipi di migrazione vivono tutte contemporaneamente e, in maniera forse apparentemente contraddittoria, sono unite da un filo di sangue rosso e sottile, un filo di dolore che accomuna tutte le partenze del mondo.
Riflettere sulla migrazione di uomini, anime e culture, ragionare sulla contemporanea transumanza che sta modificando la situazione geopolitica mondiale, significa prima di tutto fare i conti con mancanze di base, affrontare la perdita di identità certe barattate in nome di un precario senso di globalizzazione.
Sonia Borsato

Come sempre gli artisti vengono invitati produrre progetti originali o intervenire sul tema dell’anno: il villaggio globale. Questa edizione offre quattro proposte:

in tutto il paese – il gruppo Az.Namusn.Art, con la radicalità di stile e di metodologie che lo contraddistingue, propone Wanted, un lavoro di matrice performativa, che intende trasformare Asuni in un virtuale CPT (Centro di Permanenza Temporanea). Schedando e rilasciando permessi di soggiorno nel paese, mettendo alla prova l’ironia e l’empatia di cittadini e visitatori, l’azione, volutamente disturbante e in un certo senso rischiosa, vuole far riflettere sulle situazioni di disagio, fisico ed emotivo, che quotidianamente affrontano i sans papier, cosiddetti clandestini.

casa Ricci – Pietruccia Bassu in tre lavori di natura installativa – Senza Maria Antonia da tanto tempo, Protezione integralista, Il passo della cera – esplora l’universo femminile a lei vicino per declinare i possibili volti della partenza: commiati subiti e mai pienamente metabolizzati, fughe ipotizzate ma non attuate, ritorni attesi in eterno. Il racconto del distacco prende forma, sostanza; diventa carne, tela, lana, sangue, filo che percorre mutamenti del corpo e dell’anima, cambiamenti che ci colgono impreparati e che molto rivelano del rapporto con un mondo che non comprendiamo appieno.

casa Porcu Cau – la ricerca fotografica di Salvatore Ligios da anni dipana l’intricata matassa dell’identità. Il lavoro Figli del 25 aprile, in questo percorso, rappresenta una tappa degna di nota in quanto voluta e sostenuta da un’istituzione pubblica, il Comune di Sassari che, per festeggiare la ricorrenza del 25 aprile, ha deciso di guardare in faccia i nuovi italiani. Gli scatti di Ligios immortalano, certificano, in un certo senso autorizzano, l’Italia dal volto volto nuovo: nazione che ha visto partire molti figli, molti altri ne ha visto arrivare, e con questo moto ondeggiante tenta di confrontarsi. L’identikit risultante è cromaticamente eterogeneo, culturalmente multiforme, quotidianamente sotto i nostri occhi.

casa Porcu-Cau – Fabiola Ledda dedica il lavoro video Vermisst alla speranza che spinge a sfidare il mare incontrando disagi impossibili da raccontare. La parola tedesca, che significa disperso, ha un suono dolce in contrasto col dolore del suo significato; finisce con sst come perchiedere silenzio: ssssstcc. Il silenzio che avvolge le vite dei clandestini… uomini, donne, bambini che si ammassano nelle carrette del mare cerca diuna vita migliore. Un lavoro dedicato a chi parte, chi resta, ma soprattutto a chi non è mai arrivato, o si è perso durante il percorso, o si è smarrito ancora prima di partire.

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